21) Heidegger. Il linguaggio  la casa dell'Essere.
Per Heidegger il linguaggio  la casa dell'essere  e nella sua
dimora abita l'uomo. Il filosofo compie un'analisi critica della
tchne e della conoscenza di tipo epistemico, che si fonda sulla
logica e perde l'essere.
M. Heidegger, Brief ber den Humanismus, [Lettera sull'umanesimo]
in Platons Lehre von der Wahrheit, [La dottrina di Platone sulla
verit], Bern, 1947, traduzione italiana di F. Volpi, Segnavia,
Adelphi, Milano, 1987, pagine 267-269 (vedi manuale pagina 428).
Ma ci che  prima di tutto  ,  l'essere. Il pensiero porta a
compimento il riferimento (Bezug) dell'essere all'essenza
dell'uomo. Non che esso produca o provochi questo riferimento. Il
pensiero lo offre all'essere soltanto come ci che gli  stato
consegnato dall'essere. Questa offerta consiste nel fatto che nel
pensiero l'essere viene al linguaggio.
Il linguaggio  la casa dell'essere. Nella sua dimora abita
l'uomo. I pensatori e i poeti sono i custodi di questa dimora. Il
loro vegliare  il portare a compimento la manifestativit
dell'essere; essi, infatti, mediante il loro dire, la conducono al
linguaggio e nel linguaggio la custodiscono. Il pensiero non si fa
azione perch da esso scaturisca un effetto o una applicazione. Il
pensiero agisce in quanto pensa. Questo agire  probabilmente il
pi semplice e nello stesso tempo il pi alto, perch riguarda il
riferimento dell'essere all'uomo. Ma ogni operare riposa
nell'essere e mira all'ente. Il  pensiero, invece, si lascia
reclamare dall'essere per dire la verit dell'essere. Il pensiero
porta a compimento questo lasciare. [...] Se vogliamo imparare a
esperire nella sua purezza, e cio nello stesso tempo a portare a
compimento, la suddetta essenza del pensiero, dobbiamo liberarci
dall'interpretazione tecnica del pensiero i cui inizi risalgono
fino a Platone e ad Aristotele. In tale interpretazione, infatti,
il pensiero  inteso come una tchne, come il procedimento del
riflettere al servizio del fare e del produrre. Ma gi qui il
riflettere  visto in riferimento alla prxis e alla poesis. Per
questo il pensiero, se lo si prende per se stesso, non 
pratico. La caratterizzazione del pensiero come theora e la
determinazione del conoscere come atteggiamento teoretico
avvengono gi all'interno dell'interpretazione tecnica del
pensiero. Essa  un tentativo di reazione per salvare ancora
un'autonomia del pensiero nei confronti dell'agire e del fare. Da
allora la filosofia si trova nella costante necessit di
giustificare la propria esistenza di fronte alle scienze. Essa
pensa che ci possa avvenire nel modo pi sicuro elevandosi a sua
volta al rango di una scienza. Ma questo sforzo  l'abbandono
dell'essenza del pensiero. La filosofia  perseguitata dal timore
di perdere in considerazione e in valore se non  una scienza.
Questo fatto  considerato una deficienza ed  assimilato alla non
scientificit. Nell'interpretazione tecnica del pensiero, l'essere
come elemento del pensiero,  abbandonato. La logica  la
sanzione di questa interpretazione che prende l'avvio dalla
sofistica e da Platone. Si giudica il pensiero con una misura a
esso inadeguata. Questo modo di giudicare equivale al processo che
tenta di valutare l'essenza e le facolt del pesce in base alle
sue capacit di vivere all'asciutto. Gi da molto, anzi da troppo
tempo, il pensiero si trova all'asciutto. Ora, si pu chiamare
irrazionalismo lo sforzo di portare di nuovo il pensiero nel suo
elemento?.
Novecento filosofico e scientifico, a cura di A. Negri, Marzorati,
Milano, 1991, volume secondo, pagine 285-286.
